Rome MED dialogues 2019: la V edizione dei dialoghi sul Mediterraneo
Dal 5 al 7 dicembre, si sono tenuti a Roma i MED dialogues. La quinta edizione della conferenza promossa dal Ministero degli Affari Esteri e l’Ispi- Istituto italiano per gli studi di politica internazionale, ha dato la possibilità ai leader ed esponenti internazionali presenti, provenienti da oltre 50 Paesi, di confrontarsi sulle tematiche salienti che riguardano la complessa ed allo stesso tempo preziosa area del Mediterraneo. Lo scopo è quello di rilanciare l’area attraverso la costruzione di un’agenda positiva che possa stimolare il dibattito, promuovere nuove idee e ripensare agli approcci tradizionali per rispondere efficacemente alle sfide che i Paesi dell’area condividono, sia sul piano regionale che internazionale. Al centro dei dialoghi, la formazione e l’istruzione dei giovani in quanto “chiave” per lo sviluppo, la sicurezza e la prosperità di tutta l’area.

“Beyond turmoil, a positive agenda” , questo il sottotitolo della conferenza Rome MED, che ha avuto luogo dal 5 al 7 dicembre a Roma e a cui Agricoltura è Vita ha avuto il grande piacere di partecipare. Giunta alla sua quinta edizione, questo importante evento di stampo internazionale, permette ogni anno a leader politici, tra cui Presidenti, Primi Ministri e Ministri, imprenditori, accademici, esponenti delle maggiori organizzazioni internazionali, nonché di studiosi ed esperti provenienti da oltre 50 Paesi, di confrontarsi sulle tematiche dello sviluppo dell’area del Mediterraneo.

Il sottotitolo stesso mette in evidenza che oltre l’agitazione, i sussulti e le incombenze create da migrazioni, guerre, cambiamenti climatici e crisi politiche, c’è posto per pensare e per riflettere insieme su un programma comune e volto a creare i presupposti positivi per creare nuove opportunità economiche e politiche per tutti gli abitanti dell’area del Mediterraneo. Un’agenda “positiva” insomma, possibile tuttavia solo attraverso la cooperazione di tutti i Paesi interessati ed il multilateralismo.

Il Mediterraneo è un’area sempre più considerata centrale e non solo per le ricadute delle dinamiche socio-economiche e relative alla sicurezza, che la caratterizzano, bensì anche per la sua posizione strategica nello scacchiere internazionale, che la rende un’area di intersezione di aree geopolitiche diverse e di reti transregionali, dove la sfida maggiore è quella di trasformare il potenziale della regione in opportunità per raggiungere la stabilità e una crescita condivisa.

Il nesso cambiamenti climatici e sicurezza alimentare

Ad aprire i lavori dei forum tematici Pre-Med del 5 dicembre intitolati “Il legame tra sicurezza alimentare e cambiamento climatico nel Mediterraneo” (The food security-climate change nexus in the mediterranean) e organizzati dal MAECI e dal CIHEAM di Bari, è stato il Vice Ministro degli Affari Esteri italiano Emanuela del Re. Il Vice Ministro ha da subito messo in evidenza la centralità dei cambiamenti climatici e le drammatiche conseguenze correlate, soprattutto se valutati alla luce della stretta correlazione con l’insicurezza alimentare. All’aumento di 1°C della temperatura, la produzione del grano scende del -7% e l’area del Mediterraneo è la zona più a rischio, considerando che questa regione si riscalda del 20% più velocemente delle altre zone del pianeta e si prevede un aumento di +2,2°C entro il 2040 con le politiche attuali.

Il rischio è reale e più imminente di quanto si possa pensare. Nei prossimi 70 anni si rischia una progressiva contrazione della produzione del grano, mentre 820 milioni di persone nel mondo, o meglio  l’11% della popolazione globale, soffrono la fame. Durante il suo intervento, Luca Maestripieri, direttore dell’AICS- Agenzia Italiana alla Cooperazione e lo Sviluppo, ha posto l’attenzione sul fatto che la sicurezza alimentare negli ultimi due anni è stata posta in cima alla lista degli obiettivi prioritari del lavoro dell’AICS; ad esempio  attraverso oltre 60 progetti nel settore dello sviluppo agro ambientale e lo stanziamento di 130 milioni nel 2017, in azioni volte all’attenuazione dei cambiamenti climatici e di 70 milioni per i progetti legati alla sicurezza alimentare.

Il multilateralismo efficace dal basso

L’evento MED ha aperto ufficialmente le porte il 6 dicembre,  organizzato in 40 sessioni articolate su 4 tematiche principali relative alla regione detta MENA, Medio Oriente e Nord Africa: “Shared security”, “Shared prosperity”, “Migration” e “Culture and civil society”. Come sottolineato da Giampiero Massolo, Presidente dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi), l’obiettivo di MED è quello di agire da piattaforma e di conseguenza il suo scopo principale è quello di far incontrare persone, Stati, organizzazioni e aziende per mettere in piedi un confronto positivo e propositivo e dare così forma ad una nuova forma di multilateralismo efficace dal basso, fondato sulla coalizione degli stati e che faccia da contrappeso ai processi di de-globalizzazione, regionalizzazione e alle sfide poste dai cambiamenti climatici che mettono in crisi le agende di governi. Elementi che diventano ancora più complessi nell’area del Mediterraneo, dove la pressione delle popolazioni locali e le ingerenze delle potenze regionali ed internazionali esterne si accavallano per interessi economici e geopolitici, creando un terreno di incontro e scontro al contempo, come dimostrano del resto le intricate dinamiche di Paesi come la Libia, la Siria, Libano e Yemen.

Il dialogo e l’innovazione come risposte all’instabilità

“Se il tuo vicino sta bene, allora stai bene anche tu”, ha citato il ministro degli Esteri libanese, Gebran Bassil. Una citazione che racchiude il sentimento comune emerso durante gli Special Dialogues; un momento di scambio di opinioni tra gli ospiti internazionali presenti, riguardo i temi della politica estera e delle sfide per la regione Mediterranea. Il dibattito ha visto intervenire personaggi chiave dell’area mediterranea, per i quali reprimere l’unilateralismo e costruire un dialogo tra i Paesi sembra essere l’unica soluzione possibile.

I giovani  hanno rappresentato uno tra i tanti e importanti argomenti chiave affrontati durante il dibattito. La frustrazione dei giovani e le manifestazioni di piazza agitano tutta l’area, facendola sprofondare nell’instabilità. Il problema principale risiede nel fatto che le economie della zona MENA-Medio Oriente e Nord Africa, non sono abbastanza diversificate ed il rischio e che i giovani restino ai margini delle società, con il pericolo concreto della radicalizzazione. La diversificazione, la digitalizzazione e la creazione di lavoro e di imprese innovative da parte di giovani intraprendenti, sono invece tutte possibili soluzioni che devono essere messe in prima linea nella lotta al radicalizzazione, l’emarginazione e la violenza. La risposta all’instabilità della regione deve essere quindi economica, politica e sociale e non di certo militare, ed in questo, l’istruzione e l’educazione devono figurare da capofila in questo processo volto alla prosperità e al  ristabilimento della pace, al fine di promuovere una cultura della coesistenza e del rispetto della diversità.

In basso alcune foto della Conferenza ROME MED 2019:

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