Presentazione Agriagenzia (photogallery evento)

Lo scorso 15 febbraio presso la Sala ISMA del Senato della Repubblica è stata presentata l’attività internazionale di “Agricoltura È Vita” Agriagenzia, membro dell’Alleanza globale Agricord e impegnata nello sviluppo di giovani imprenditori agricoli nel Mediterraneo e in Africa Subsahariana.


Tra gli illustri ospiti dell’evento, il Presidente Agricord Jean-François Isambert e il CEO Hannelore Beerlandt, il Direttore del CIHEAM Bari Maurizio Raeli, Roberto Ridolfi, FAO Assistant-Director General, Programme Support Dept., l’Ambasciatore del Regno del Marocco Hassan Abouyoub e il Consigliere Diplomatico del MIPAAFT, Giovanni Umberto De Vito.

Contributi dei relatori:

Maurizio Raeli, Direttore CHIEAM Bari M

“Il CIHEAM e la partnership per i progetti nel Mediterraneo”

I partenariati rappresentano un fattore decisivo per il successo, la qualità e la sostenibilità dei programmi di formazione, ricerca e cooperazione. Gli approcci strategici delle partnership e le buone pratiche promosse dal CIHEAM Bari nel settore agroalimentare del Mediterraneo saranno i temi affrontati nell’intervento.

Roberto Ridolfi
Direttore Generale Aggiunto a capo del Dipartimento di Supporto ai Programmi e Cooperazione Tecnica (PS) FAO

Investimenti e sviluppo sostenibile per i sistemi agroalimentari


L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e la Addis Ababa Action Agenda (AAAA) ratificate nel 2015 impegnano i governi, il settore privato e le società civili di tutti i paesi membri delle Nazioni Unite ad allineare e conformare le proprie strategie e modus operandi con i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDGs). Quando si parla di SDG, però, non ci si può limitare alla loro misurazione attraverso i 241 indicatori presenti, ma occorre impegnarsi in ogni direzione per garantire la loro realizzazione, la messa in opera di strategie concrete che conducano a una loro realizzazione fattiva, adottando, inoltre, tecniche che possano produrre risultati in ogni ambito.

Nell’elaborazione delle politiche e dei progetti volti al perseguimento dei SDG occorre inevitabilmente tener conto delle sfide attuali e globali in costante crescita, quali aumento demografico (si stima che la popolazione mondiale toccherà i quasi 10 miliardi entro il 2050 – fonte: UNDESA), urbanizzazione (in aumento del 24% da qui al 2050 – fonte: UNDESA), rallentamento della crescita economica (inferiore al 3% almeno fino al 2021 – fonte: Banca Mondiale) e conseguente calo dell’espansione commerciale (-20% fra 2017 e 2019 – fonte: Banca Mondiale), improbabile calo della disoccupazione (fonte: ILO), presenza di conflitti, impatto negativo dei cambiamenti climatici, ecc…

Considerando che il settore agricolo costituisce la principale fonte di occupazione (69% – fonte: OCDE/ILO) nei paesi a basso reddito, appare fondamentale incrementare l’efficienza dei sistemi agroalimentari per
risanare l’economia e creare posti di lavoro decenti.

A tal proposito, è possibile affermare che il raggiungimento dei SDG dipende in gran parte dalla trasformazione dei sopracitati sistemi agroalimentari: filiere agricole più efficienti e condizioni di lavoro dignitose son imprescindibili per eradicare il problema della povertà e della fame (SDG 1 e 2).
Si stima che per conseguire in toto i SDG siano necessari fra i 5 e i 7mila “miliardi di dollari” e solo per il raggiungimento degli obiettivi 1 e 2 (No Poverty e Zero Hunger) serviranno ulteriori 265 miliardi annui (fonte: Commissione Europea).

Risulta quindi evidente la necessità di ulteriori investimenti per colmare il
divario fra la domanda e l’attuale disponibilità di fondi. Ma dove andare a cercare questi investimenti? La ratifica dell’Agenda 2030 ha portato per la prima volta alla legittimazione e al riconoscimento dell’importanza del ruolo che il settore privato deve rivestire nel conseguimento dei SDG.

Oggi, come non mai, è quindi necessario creare un nuovo ecosistema favorevole e ‘attraente’ per gli investimenti privati, reso possibile da politiche solide che ispirino i mercati con indici di sostenibilità, un sistema di certificazione garantito dall’ONU e opportunità di formazione. La creazione e la vita di questo ecosistema che fornirà terreno fertile per investimenti sostenibili che includono attori statali e non (banche pubbliche e private, grandi imprese, fondi, associazioni agricole cooperative) possono esser resi possibili solo attraverso alcuni interventi mirati.

In primis, l’ampia mole di parametri oggi presente (17 SDG, con 169 target misurati da 241 indicatori!) va ottimizzata e resa più pratica, fruibile e user-friendly al fine di supportare e facilitare gli individui e le imprese che desiderano investire. È inoltre fondamentale ragionare anche in termini economico-finanziari pensando in grande e in maniera innovativa. Non è possibile adottare misure che contemplino solo interventi pubblici, ma serve anche adottare forme di blended finance, che includano governi, banche pubbliche e private, fondi di investimento e contribuiscano alla creazione di posti di lavoro decenti e sostenibili.

Ribadendo la necessità di creare le condizioni per far sì che i SDG vengano messi in atto in maniera più estesa possibile, è importante concentrarsi sulla cosiddetta compliance, la conformità di tutto ciò che è connesso al mondo dell’industria con i SDG, tesa a ridurre nel futuro il peso di produzioni che hanno un impatto nocivo per l’ambiente e per l’uomo e a promuovere un uso sostenibile delle risorse.

Chi vorrà in futuro comprare qualcosa di altamente inquinante? Chi vorrà comprare qualcosa realizzato tramite lavoro minorile? Chi vorrà comprare qualcosa prodotto deturpando le falde acquifere dei fiumi? È quindi indispensabile e fondamentale rendere mainstream gli SDG, integrandoli e incorporandoli all’interno dei business model delle imprese.

Di pari passo, le grandi istituzioni internazionali – come ad esempio la FAO – si posizionano come custodi del più grande numero di indicatori possibile tra i 241 disponibili. Farsi custodi di questi indicatori significa contribuire all’elaborazione di informazioni e documentazione legate alla sostenibilità, pensando alla produzione di qualcosa di comparabile a un gigantesco sistema di franchising, che invogli ogni azienda, ogni banca, ogni organizzazione governativa e non ad applicare questi indicatori di sostenibilità.

Pertanto, è importante che un’organizzazione come la FAO agisca come ambasciatore presso il numero più ampio possibile di attori: per mostrar loro cosa c’è di buono per i loro business a essere improntati secondo criteri di totale sostenibilità.
In tal senso, la FAO contribuisce attivamente alla formazione e sensibilizzazione delle nuove generazioni di imprenditori e alla creazione di un ecosistema favorevole per gli investimenti con la pubblicazione di strumenti quali le “Linee Guida Volontarie sulla gestione responsabile dei regimi fondiari, della terra della pesca e delle foreste nel contesto della sicurezza alimentare nazionale” (VGGT), i “Principii per gli investimenti responsabili nell’agricoltura e nei sistemi alimentari” del Comitato per la Sicurezza Alimentare mondiale (CFS), kit di apprendimento virtuale, guide tecniche per gli investitori, ecc…

Questo know-how viene quindi messo a disposizione per sviluppare metodologie di monitoraggio efficienti e fruibili da tutti gli attori a livello locale e non, propedeutiche allo scambio di best practice e insegnamenti acquisiti (approccio “Farmer to Farmer”, peer-to-peer, “twinning”), utili al raggiungimento dei target. Faccio un esempio che mi è caro: quello del continente africano. Sostenere lo sviluppo in Africa è fondamentale per produrre impatti positivi anche in territorio europeo, in quanto i due territori sono legati da storie simili e destinati a destini complementari.

I Paesi delle due sponde del Mediterraneo devono fare scuola in questo senso, presentando la loro esperienza come esempio ai Paesi dell’Africa Sub-sahariana, mostrando loro come è possibile porre le basi per costruire un ambiente che sappia invogliare gli investitori, sia stranieri che nazionali, a impiegare il loro denaro sul territorio.

In conclusione, una realizzazione fattiva dei SDG potrà essere raggiunta solo dando vita a iniziative in grado di coinvolgere aziende, banche private e pubbliche e governi, che devono intervenire tramite i loro programmi, concependo le misure adeguate a intervenire.

Jean-François Isambert, Presidente Agricord,

Presentazione ufficiale Agriagenzia Agricoltura è Vita, 15/02/2019

Quand on est agriculteur, on ne peut pas se désintéresser de ce qui se passe dans le monde et constater que les équilibres alimentaires mondiaux sont fragiles.
Prenons quelques éléments :

La démographie :

– 7,5 à 10 milliards d’habitants d’ici 2050
– 230 000 personnes s’ajoutent chaque jour au total de la population mondiale, soit 10 millions en plus depuis le début de l’année
– En 2050, la moitié de la population mondiale habitera en Asie et 1/4 en Afrique.
– Et les 2/3 de la population mondiale vivront dans les zones urbaines

L’évolution des classes moyennes :

– 1,8 milliard en 2000
– 3,6 milliards aujourd’hui
– 5,0 milliards en 2030

– Globalement, l’émergence de cette classe moyenne mondiale se traduit par des changements de mode de vie, une consommation alimentaire en hausse, et par une exigence de meilleure qualité des produits.

L’extension des surfaces agricoles cultivables devrait se limiter à 4%… pour nourrir 2,5 milliards d’individus en plus

Au cours des 30 prochaines années, la population européenne devrait se maintenir autour de 500 millions d’habitants avec une perte de 10% autour de la classe d’âge entre 18 et 65 ans

Alors que dans le même temps la population en Afrique devrait passer de 1,1 milliard d’habitants à 2,5 milliards d’habitants.

Dans un contexte où les disparités démographiques, hydriques, foncières, climatiques et géopolitiques sont de plus en plus fortes, dans un contexte où les migrations s’amplifient, on ne peut pas se désintéresser du développement de l’agriculture dans les pays à forte population rurale, notamment en Afrique.

C’est ce que nous pensons à AGRICORD.

AGRICORD, c’est quoi ? C’est une alliance internationale qui regroupe 14 agri-agences.Une agri-agence, c’est quoi ? C’est une association d’aide au développement qui est soutenue par des paysans au travers d’organisations de producteurs et qui vient aider d’autres paysans, en encourageant le dialogue de paysan à paysan.
Vous avez 2 AA en France, 2 en Belgique, 1 en Allemagne, 1 au Pays-Bas, 1 en Suède, 1 en Finlande, 1 en Espagne, 1 en Italie, 1 aux Philippines, 1 au Sénégal, 1 au Québec, 1 au Brésil.

Dans le cadre de cette alliance, nous sommes là pour aider des paysans à s’organiser.Pourquoi ?
Pour leur permettre de choisir l’agriculture qu’ils veulent faire et la façon dont ils veulent la faire.

Nous n’avons pas de modèle, car le modèle renvoie à une notion d’uniformité.

Et nous combattons l’uniformité car nous sommes tous différents : nous avons des terres différentes, des climats différents, des technicités, des aptitudes qui différent et qui vont générer toute une mosaïque d’agriculture : bio, conventionnel, agroforesterie, élevage, maraichage, agroécologie…

Mais ce n’est pas parce que nous n’avons pas de modèle que nous n’avons pas de valeurs : nous sommes profondément attachés à l’égalité hommes/femmes et à l’accès à l’éducation pour tous, et tout cela dans le cadre d’une agriculture familiale.

C’est un travail de long terme dans lequel chaque agri-agence membre de l’alliance est soutenue non seulement par des organisations de producteurs mais aussi par des partenaires techniques et financiers (FIDA, FAO, OCDE, la Commission européenne, les agences de coopération des pays dont dépendent les AA).
Chaque AA est mobilisée pour apporter plus de compétences et développer plus de capacités, au service de ceux qui en ont le plus besoin.
Aujourd’hui, nous accompagnons plus de 600 organisations de producteurs dans plus de 45 pays.
Pour mieux comprendre ce qui pousse un paysan à s’organiser, je vais vous raconter une petite histoire…

Un paysan tout seul dans son champ…

Ainsi, du paysan tout seul dans son champ… jusqu’au marché vous avez une diversité de situations à partir desquelles les AA vont intervenir.Les unes vont s’intéresser au paysan seul dans son champ qui s’interroge et cherche à travailler avec d’autres paysans, d’autres vont s’intéresser aux paysans déjà organisés en coopérative, et qui veulent aller plus loin…
Certaines vont travailler sur la formation des paysans ou des techniciens, d’autres vont même participer à la création de centres de formation pour permettre à des paysans d’acquérir des connaissances techniques, des connaissances de gestion.

Certaines vont aussi travailler sur les échanges : les échanges entre paysans nord/sud, sud/nord, mais aussi sud/sud.
Et nous sommes très heureux de voir nos amis italiens, à travers Agricoltora é Vita, rejoindre cette alliance pour travailler notamment sur la prévention des migrations et la formation des migrants qui souhaitent retourner dans leurs pays d’origine. Cette AA travaillera en partenariat avec les organisations de producteurs des pays méditerranéens et d’Afrique subsaharienne afin de les aider à se renforcer, avec une priorité autour des jeunes et des femmes :
Importance de prendre en compte le rôle majeur des femmes en agriculture en Afrique, mais aussi les difficultés liées à leur statut de femme.
Importance à accorder à la jeunesse en Afrique : 7 personnes sur 10 âgées de moins de 25 ans, dont le taux de dépendance à l’égard d’adultes actifs s’élève à 80 % – faute de perspectives d’emploi.

Le développement agricole ne peut se faire qu’à partir d’hommes et de femmes qui sont acteurs de leur propre développement = libres d’entreprendre et de s’organiser.

L’organisation des producteurs est un moyen de développement et non une finalité.
Il y a donc un enjeu fort à accompagner les agriculteurs dans le développement de services répondant à leurs besoins et dans la construction et le développement d’organisations adhoc.

Pour accompagner le développement agricole, il y a des principes fondamentaux à respecter. J’en cite 3, ils ne sont pas exhaustifs mais essentiels :

Toujours avoir en tête que l’agriculteur gère un ensemble de risques (vols, risques liés au climat, etc.)  → Il doit rester libre de ses choix et personne ne doit/peut décider à sa place

L’agriculture est systémique : rien ne sert à un agriculteur d’avoir accès au crédit s’il n’a pas en même temps accès aux intrants et au conseil → Le développement doit lui aussi être systémique = développement simultané d’un ensemble de services et d’organisations

Respecter le temps long du développement agricole = se donner les moyens d’inscrire les actions dans la durée et la continuité (les deux, durée et continuité, sont essentiels)

Quelle stratégie pour les OPA européennes dans le développement international ?

S’accorder sur une vision du développement 

Respecter la diversité des acteurs : Agri-agences, Fondations, OPA et entreprises : Coopératives, Entreprises agro-alimentaires, Partenaires financiers

Construire des alliances pour mieux coordonner les efforts, améliorer les savoir-faire et progresser ensemble. C’est ce que nous faisons depuis 15 ans à AgriCord.

       Se coordonner pour :

  • Améliorer et le cas échéant harmoniser les approches et méthodes
  • S’informer mutuellement (connaissance des pays, des acteurs …)
  • Mobiliser des financements importants de l’aide publique bilatérale, multilatérale pour accompagner les projets des OP et non les projets des bailleurs → se donner les moyens d’une approche par la demande
  • Nécessité de progresser ensemble

Le développement agricole et la coopération internationale ne s’improvisent pas.

Il ne s’agit surtout pas d’exporter un modèle.

→ D’où l’intérêt des AA dont c’est le métier depuis 30 ans pour certaines : de réels professionnels du développement agricole, mais portés par des valeurs fortes des OP auxquelles elles sont adossées et qu’elles mobilisent. 

Conclusion

Être paysan sur les 30 ans qui viennent, c’est une véritable opportunité. Demain, encore plus qu’aujourd’hui, on aura besoin de se nourrir. Et il n’y aura pas d’alimentation sans agriculture, et pas d’agriculture sans paysans organisés.

Leggi il comunicato stampa di CIA-Agricoltori Italiani sull’evento!

Leggi la presentazione di Cristina Chirico, Direttore Agriagenzia Agricoltura È Vita

Leggi la presentazione di Maurizio Raeli, Direttore CHIEAM Bari

Leggi la presentazione di Roberto Ridolfi, Direttore Generale Aggiunto a capo del Dipartimento di Supporto ai Programmi e Cooperazione Tecnica (PS) FAO


Iscriviti alla nostra Newsletter

Ultime News