L’uomo ed il suolo fertile
Soil4Life

L’uomo vive in simbiosi con il suolo fertile, diceva l’agronomo Giovanni Haussmann per evidenziare come sarebbe impossibile per noi vivere senza quello strato superficiale di terreno, che dal neolitico abbiamo imparato a coltivare.

Dal terreno proviene il 95 per cento degli alimenti che utilizziamo ed il suolo rappresenta il più importante bacino di carbonio, indispensabile per mitigare le emissioni di gas clima-alteranti.

Oggi però le condizioni del suolo nel mondo destano grandi e giustificate preoccupazioni. Da dati pubblicati dalla Fao, il 33 per cento del terreno agricolo è degradato per pratiche di gestione non sostenibile. Si stima che annualmente si perdono circa 75 miliardi di tonnellate di terreno coltivabile, per un danno alla produzione agricola di oltre 400 miliardi di dollari, oltre al degrado strutturale ed alla perdita della capacità di assorbire carbonio. Il cambiamento climatico in atto, inoltre, sta fortemente peggiorando questa situazione.

Per rispondere a questa emergenza l’ONU ha istituito nel 2015 l’Alleanza Mondiale per il Suolo (Global soil partnership). In questo stesso anno, proclamato anno mondiale per il suolo, la Fao ha aggiornato la carta Mondiale del Suolo ed ha avviato la redazione delle Linee Guida Volontarie per la gestione sostenibile del terreno, ratificate poi a Roma nel dicembre del 2016.

Questi impegni peraltro rappresentano obiettivi qualificanti della più generale Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. 

La situazione in Italia

In Italia è molto alto il consumo di suolo, giunto al 7,65 per cento del territorio nazionale, il più alto tra i grandi paesi Europei, insieme alla Germania. Rispetto alla Germania però, che ha adottato in questi ultimi anni alcuni provvedimenti molto restrittivi, mostriamo attualmente incremento annuo notevolmente più alto. 

Nel 2018 sono stati cementificati oltre 5.200 ettari di terreno, circa due metri quadri al secondo.

Il dato Italiano, peraltro, è un dato medio. Se prendiamo in considerazione, per esempio, solo la fascia costiera, i primi trecento metri dal mare, la superficie cementificata è del 23,4%. Un dato drammatico impressionante, che evidenzia non solo i tanti problemi di stabilità idrogeologica, ma anche danni importanti ai nostri paesaggi.

Il suolo non soffre solo di impermeabilizzazione, ma anche di tanti problemi relativi alla sua qualità e biodiversità. In generale c’è una forte perdita di sostanza organica, fondamento della fertilità e dell’assorbimento del carbonio. E’ molto alta l’erosione superficiale, con il 30 per cento dei fondi che perde più di 30 tonnellate di terreno fertile per ettaro, tre volte la quantità considerata sostenibile. Molti terreni sono contaminati da agenti chimici ed in molte aree lungo le coste cresce il problema della salinizzazione. Il nostro Paese, infine, è in Europa il più esposto ai fenomeni di dissesto idrogeologico, frane e alluvioni, certamente per la sua morfologia, ma anche per l’urbanizzazione caotica, l’abbandono dell’agricoltura, la carenza di sistemazione idraulica e di manutenzione dei versanti e dei bacini idrici.

La Cia Agricoltori Italiani ed il progetto Soil4Life

Per affrontare concretamente questa grande emergenza globale è stato avviato un interessante progetto, Soil4Life, finanziato dalla Unione Europea. Il progetto affronta nello specifico le diverse problematiche inerenti il suolo con l’ambizione di avere una visione olistica e, nello stesso tempo, di raggiungere obiettivi concreti nei diversi ambiti di azione.

Le linee di intervento principale sono cinque:

  • ridurre il consumo di suolo, creando linee operative ed Osservatori operativi in almeno 10 regioni Italiane,
  • contribuire ad analizzare e gestire il tema della impermeabilizzazione dei terreni nelle aree metropolitane, creando con metodiche innovative una carta della permeabilità di Roma Capitale,
  • diffondere pratiche di gestione sostenibile del suolo nelle aziende agricole e zootecniche, valorizzando la biodiversità e la capacità di assorbire carbonio dell’agricoltura, 
  • aggiornare i liberi professionisti interessati alle più innovative pratiche di contrasto al consumo ed al degrado del suolo, 
  • sensibilizzare i cittadini, partendo dalle scuole, sull’importanza della valorizzazione del suolo.

Per raggiungere questi obiettivi il Progetto riunisce un partenariato molto ampio, diversificato e qualificato, formato da:

  • Legambiente, che svolge anche il ruolo di coordinatore del progetto,
  • Cia Agricoltori Italiani – Organizzazione professionale agricola,
  • CCIVS – Una ONG internazionale con sede in Francia,
  • CREA – Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria,
  • ERSAF – Ente Regionale per lo Sviluppo Agricolo e Forestale della Regione Lombardia,
  • ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente,
  • Politecnico di Milano,
  • Roma Capitale,
  • Zelena Istria, associazione ambientalistica croata.

Il concetto di sostenibilità

Le linee guida della Fao specificano molto bene. “La gestione del suolo è sostenibile se i servizi di sostegno, approvvigionamento, regolamentazione e culturali forniti dal suolo, sono mantenuti o migliorati senza compromettere in modo significativo le funzioni del suolo che li consentono. L’equilibrio tra servizi di sostegno della produzione vegetale ed i servizi di regolamentazione che il suolo offre in termini di qualità e disponibilità idrica e di composizione atmosferica dei gas a effetto serra suscitano particolare preoccupazione.”

In generale il concetto di sostenibilità è legato al principio che qualsiasi attività umana, nel medio periodo, non deve causare un depauperamento quantitativo e qualitativo delle risorse naturali, affinché queste restino disponibili per le future generazioni. Questo principio è sempre stato alla base dell’agricoltura, che si è sviluppata per diecimila anni avendo ben presente due funzioni principali: da una parte produrre beni alimentari per gli uomini, dall’altra riprodurre le condizioni di fertilità del terreno. Se queste due funzioni sono in equilibrio il processo è sostenibile, se la prima funzione eccede sulla seconda si ha un’agricoltura predatoria, che nel medio periodo porta alla desertificazione del suolo.

Possiamo entrare un po’ più nel merito di questa duplice funzione dell’agricoltura.

Un campo coltivato è un agroecosistema, che si differenza da un ecosistema naturale in climax, per due principali motivi. In genere l’ecosistema naturale è molto più complesso in termini di biodiversità ed è in equilibrio circolare: tutta la biomassa prodotta viene mantenuta e degradata nell’ecosistema stesso, la perdita di materiale dovuta all’eventuale erosione superficiale è compensata dai processi di pedogenesi. Il tutto è alimentato dall’energia solare.

Il campo coltivato, invece, è un agroecosistema semplificato (al limite formato solo dalla pianta che intendiamo coltivare) ed al quale annualmente viene asportata una parte significativa della biomassa, almeno quella relativa alla produzione destinata all’alimentazione dell’uomo. Per questi motivi gli agricoltori nel tempo hanno sviluppato una serie di tecniche di sistemazione idraulica, di rotazione culturale, di consociazione, di fertilizzazione organica e minerale e tanto altro, affinché si riproducessero costantemente quelle condizioni di complessità e circolarità, che sono le basi della fertilità.

Questa duplice funzione dell’agricoltura era ben nota agli antichi. Nella Genesi leggiamo che Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino dell’Eden affinché lo coltivasse e lo custodisse.

Questa duplice funzione costitutiva dell’uomo agricoltore ha per certi versi un valore generale. A ben pensare, non può esistere un principio di utilità se non associato a quello di responsabilità, nel nostro caso verso il creato, l’ambiente e le future generazioni.

Per questo l’agricoltura sostenibile non è un concetto semplice, non può essere automaticamente associato ad agricoltura non intensiva, né può riferirsi a qualcosa del passato. Al contrario l’agricoltura può anche essere intensiva e molto produttiva, purché, con adeguate pratiche agro-ecologiche ed agronomiche vengano sempre ricostituite le condizioni di complessità e circolarità biologica. L’agricoltura sostenibile guarda, pertanto al futuro, ha bisogno di ricerca, nuove conoscenze ed innovazioni, ma sempre nella duplice logica dell’agricoltore: coltivatore e custode del suolo.

L’attività della Cia Agricoltori Italiani nel progetto

Nel progetto, la Cia Agricoltori Italiani, con il supporto scientifico del Crea e dell’Ersaf Lombardia gestisce un vasto programma di diffusione di pratiche di gestione sostenibile del suolo tra gli agricoltori associati. Il programma si fonda sul nuovo paradigma, che è fondante dell’impegno politico confederale, per il quale la sostenibilità non è tanto un vincolo, quanto un fattore strategico di sviluppo, che adeguatamente comunicato, crea fiducia ed interesse nel consumatore e valore per l’intera filiera agroalimentare.

Si svolgeranno azioni di sensibilizzazione, informazione e divulgazione per migliaia di agricoltori, tecnici, ed operatori della filiera. L’obiettivo è coinvolgere concretamente non meno di cinquemila imprese, con un approccio che non è solo aziendale, ma anche di filiera e di territorio. Il suolo, infatti, ha questo di caratteristico che per essere davvero tutelato e valorizzato deve essere approcciato in modo multilivello, dalla scala molecolare a quella di paesaggio, passando per le biocenosi radicali. 

Questo comporta anche un profondo rinnovamento delle politiche agro-climatico-ambientali. Il progetto fornirà l’occasione per raccogliere dati e proposte finalizzate a sviluppare nuove politiche ambientali dello sviluppo rurale, superando la rigida, ed alla fine limitata, logica dell’intervento cosiddetto a superficie, su base aziendale. In questo modo non solo si interesseranno i territori e le filiere, ma si valorizzerà anche l’azione dell’agricoltore nella realizzazione di servizi ecosistemici al di fuori del proprio fondo: nella sistemazione, manutenzione e gestione dei versanti, della rete idrologica, dei paesaggi. In concreto si promuoveranno azioni innovative di avvicendamento culturale, agricoltura conservativa e di precisione, fertilizzazione organica e chimica equilibrata in modo da ridurre l’erosione, la compattazione e la contaminazione dei terreni e salvaguardare la loro biodiversità e fertilità.

Il progetto sarà infine l’occasione per creare attraverso il suolo fertile una nuova relazione tra agricoltori e cittadini, oltre quella che c’è per la produzione di alimenti sani e di qualità. 

Un giorno Ignazio Silone, guardando degli agricoltori impegnati in campagna, nel preparare il cosiddetto letto di semina, si lasciò sfuggire una considerazione: ho girato il mondo, sono arrivato a visitare anche la grande Russia, eppure non avevo ancora visto la “terra”. 

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