Il legame tra acqua e cibo nel Mediterraneo e l’urgenza di adottare diete più sostenibili a livello mondiale

Il 16 ottobre è il World Food Day, la giornata mondiale indetta dalla FAO per celebrare la fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura avvenuta nel 1945, ma soprattutto per riflettere sul peso delle nostre scelte alimentari sulla nostra salute individuale e su quella del pianeta. Il sistema alimentare globale attuale si basa su di una paradossale contraddizione: da una parte, 820 milioni di individui (1 persona su 9) nel mondo è affetta da malnutrizione, dall’altra, il resto della popolazione mondiale è affetto da malattie, come l’obesità, connesse ad un eccesso di alimentazione. Senza considerare gli sprechi alimentari, la dispersione di cibo e l’inquinamento connesso. Invertire la rotta, adottando sistemi alimentari sostenibili, significherebbe anche raggiungere alcuni importanti obiettivi legati allo sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals), quali l’SDG2 volto a sradicare la fame, l’SDG4 che mira ad assicurare il benessere e la buona salute della popolazione, l’SDG6 relativo all’accesso all’acqua pulita per tutti ed infine anche l’SDG11 con l’obiettivo di costruire comunità sostenibili. In questo contesto, è indispensabile trovare il giusto equilibrio tra la produzione di cibo ed il consumo di acqua, perché proprio questo nesso è alla base di un sistema alimentare sostenibile e di modelli di consumo che preservino il pianeta.

Il nesso cibo e acqua è strettamente connesso e fortemente a rischio; testimoniato ad esempio dal fatto che, su scala mondiale, il 24% delle terre irrigate è affetto da problematiche che ne limitano la produttività, quali ad esempio la salinizzazione: un processo dovuto alla scarsità di risorse idriche. La siccità colpisce già almeno i tre quarti della popolazione mondiale, e tali drammaticità si accentueranno sempre più con l’aumentare della popolazione nel prossimo futuro: nel 2050 il pianeta sarà abitato da 10 miliardi di individui da nutrire. Ciò significa che se le abitudini alimentari non subiranno una rapida variazione, nel 2050 il consumo di acqua aumenterà del 40% ed allo stesso modo la produzione di cibo aumenterà di circa il 60% rispetto agli attuali valori.

Non solo, si prevede che gli individui maggiormente colpiti dall’insicurezza alimentare e dai problemi connessi a livello di salute, saranno gli abitanti dei centri urbani mondiali, che già attualmente sono  i più soggetti a carestie e siccità. Si prevede infatti, che proprio gli abitanti di queste aree, toccheranno per il 2050 l’equivalente di 2.5 miliardi di persone, ossiai due terzi della popolazione globale.

Secondo studi recenti, le problematiche connesse a queste dinamiche, impatteranno principalmente l’area del Mediterraneo, dal momento che è l’area che presenta i più alti tassi di crescita demografica ed allo stesso tempo gravi carenze di risorse idriche. Presumibilmente, nel 2050, 535 milioni di persone abiteranno nell’area Mediterranea, l’area quindi più a rischio, tenendo anche presente che i paesi di questa regione consumano più del doppio del totale delle risorse disponibili cui hanno accesso.

Il consumo di acqua nella regione del Mediterraneo ha già oltrepassato i limiti del 20% e del 40% del totale delle risorse idriche disponibili ed i cambiamenti climatici non faranno altro che spingere la soglia limite, considerando che le economie della regione avranno meno di 200 m³ di acqua pro-capite l’anno per il 2050. Soglia ritenuta insufficiente, dal momento che qualsiasi valore sotto i 500 m³ è considerato a rischio; bisogna tener presente che attualmente nell’Unione Europea la media di acqua disponibile si aggira attorno ai 3,500 m³ annuali.

La dieta Mediterranea, riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità, in quanto:

“comprende una serie di competenze, conoscenze, rituali, simboli e tradizioni concernenti la coltivazione, la raccolta, la pesca, l’allevamento, la conservazione, la cucina e soprattutto la condivisione e consumo di cibo. Mangiare insieme è la base dell’identità culturale e della continuità delle comunità nel bacino Mediterraneo. La dieta mediterranea enfatizza i valori dell’ospitalità, del vicinato, del dialogo interculturale e della creatività e rappresenta un modo di vivere guidato dal rispetto della diversità. Essa svolge un ruolo vitale in spazi culturali, festival e celebrazioni riunendo persone di tutte le età e classi sociali; include l’artigianato e la produzione di contenitori per il trasporto, la conservazione e il consumo di cibo, compresi piatti di ceramica e vetro. Le donne giocano un ruolo fondamentale nella trasmissione delle conoscenze della dieta mediterranea.”

La dieta Mediterranea è dunque comunemente considerata come un modello nutrizionale da seguire, per conseguire una buona salute individuale, ed allo stesso tempo quella del pianeta, proprio per la ricchezza di biodiversità che la contraddistingue, ma anche per i guadagni che assicura a livello locale. Su scala globale, le nostre diete sono scarsamente diversificate e ciò provoca uno sfruttamento eccessivo in natura di determinate specie e anche una minore resilienza alle malattie nella nostra catena alimentare. Basti pensare al fatto che 30.000 piante sono note per essere commestibili e storicamente le colture utilizzate a scopi alimentari erano più di 5.000; attualmente invece più del 50% della nostra alimentazione a base di vegetali proviene da approssimativamente 8 differenti colture, coltivate su vasta scala: orzo, fagioli, arachidi, mais, patate, riso, saggina e grano.

In quest’ottica, alcune città hanno incominciato a scambiare opinioni e best practices, al fine di costruire solide alleanze volte a sostenere e promuovere catene di produzione alimentare sostenibili e salutari per l’essere umano; tra queste è bene menzionare il “Milan Urban Food Policy Pact” (MUFPP), che mette insieme gli sforzi di circa 200 città di tutto il mondo.

I centri urbani, in quanto aree maggiormente a rischio, dovrebbero diventare veri e propri laboratori in cui mettere in atto stili di vita sostenibili, con il compito di mettere in cima alla lista delle priorità, la tematica dell’alimentazione, in quanto legata strettamente ad altre importanti temi: l’ambiente, la salute pubblica, l’educazione ed il ruolo delle istituzioni. Rendere chiaro il nesso tra cibo ed acqua nelle città, significa mettere al centro l’impegno delle società a raggiungere la sostenibilità in tutti gli aspetti della vita quotidiana, così come è fondamentale promuovere la dieta Mediterranea come modello di dieta sostenibile e di elemento di congiunzione tra i diversi paesi che si trovano all’interno della regione Mediterranea.

Per ulteriori approfondimenti, vedere i seguenti contenuti:

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