Green New Deal : IAI & WWF insieme per riflettere sul tema di una transizione equa e giusta
L’evento, incentrato sul tema della transizione equa e giusta e organizzato dallo IAI – Istituto Affari Internazionali e WWF Italia, ha costituito un’importante occasione per mettere insieme le voci dei principali attori delle istituzioni, della rappresentanza industriale e sindacale e della società civile. Il processo non è semplice. La transizione verso un’economia a zero emissioni, libera dalla combustione dei materiali fossili ed il rispetto degli obiettivi dell’Accordo di Parigi, devono necessariamente tenere conto degli effetti socio-economici della transizione equa e giusta in termini di sostenibilità.

La sostenibilità ha acquisito, negli ultimi anni, un ruolo sempre più preminente nella politica italiana ed europea, anche grazie all’attenzione posta su tale tema del nuovo insediamo nella Commissione Europea di Ursula von der Leyen, attraverso l’iniziativa “faro” del Green New Deal (o Patto Verde), rendendo la lotta al cambiamento climatico la priorità assoluta dell’Agenda europea. L’idea di fondo è quella di promuovere la de carbonizzazione dell’economia europea, raggiungendo la neutralità climatica entro il 2050.

Tutti gli stakeholder sono impegnati nell’obiettivo di raggiungere la carbon neutrality (banche, governi, aziende, ecc.), nonostante vi siano dei grandi assenti: gli Stati Uniti in primis, avendo ritirato i propri impegni dalla COP 21 di Parigi. Ad ogni modo, la consapevolezza generale dell’importanza del tema della transizione verso la sostenibilità è crescente, anche e soprattutto da parte della società civile, come dimostrato dalle mobilitazioni giovanili a livello mondiale ispirate dal fenomeno “Greta Thunberg”; ma anche l’organizzazione stessa di eventi come questi che rendono possibile facilitare lo scambio di riflessioni in merito a sfide ed opportunità dei diversi stakeholder in materia, senza mai tralasciare il tema dei costi derivanti dalla “transizione giusta”.

Durante l’evento Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia di WWF Italia ha evidenziato l’importanza della capacità di visione strategica, mettendo insieme il “massimo comune denominatore” per fare in modo che tutti gli attori possano contribuire ad un equa transizione. La situazione attuale italiana vede uno stallo a livello di crescita del PIL ed al contempo una sempre maggiore emissione di CO2, mentre le rinnovabili soffrono la mancanza di un quadro politico che le favorisca rispetto ai combustibili fossili. È importante quindi che i finanziamenti del Green New Deal favoriscano un approccio strettamente strategico, in vista di una transizione giusta per tutti.

Dal punto di vista europeo, la transizione giusta è un pilastro del Green New Deal, e come sottolineato da Nicolò Sartori, Responsabile del programma “Energia, clima e risorse” dello IAI, sarà anche l’obiettivo principale perseguito per i prossimi 5 anni della Commissione Europea. L’economia europea è prevalentemente un’economia industriale e conta 50 milioni di persone impegnate nel settore industriale. Per raggiungere la de carbonizzazione dell’industria per il 2020-2030, sarà necessario incominciare ad agire al più presto, tanto più considerando che la transizione non va solo a favore dell’ambiente, bensì è necessaria anche per lo sviluppo economico, sociale e garante di una crescita integrata dell’Europa.

In un’Europa in cui il 60% della produzione domestica del settore industriale riguarda il carbone, è fondamentale è anche il fatto di poter trovare alternative, soluzioni ideali che si adattino ad un determinato contesto e tengano conto della diversificazione. E ciò, è possibile solo attraverso una trasformazione per gradi, imprescindibile dalle politiche sociali ed in grado di sostenere la dicotomia di tre elementi chiave: de carbonizzazione, sostenibilità e benessere economico.

Il filosofo Karl Popper, citato da Enrico Giovannini, Portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) e membro della Commissione globale per il futuro del lavoro, affermava che il futuro è aperto, ma dipende da cosa facciamo e  come agiamo al momento presente. Nel corso degli anni la preoccupazione per i cambiamenti climatici è indubbiamente aumentata; si trova infatti al primo posto tra le principali preoccupazioni degli italiani, seguito dalla questione delle diseguaglianze sociali, la stagnazione economica e per finire dai flussi migratori. Secondo un ulteriore sondaggio, in una serie di priorità da affrontare che preoccupano la società, la lotta contro i cambiamenti climatici figura al primo posto, mentre tra gli ultimi posti si trovano il consumo, produzione responsabilità e il tema delle imprese, innovazione e infrastrutture. Preoccupante è però il fatto che la percezione comune sembra non percepire come questi temi siano in stretta correlazione fra di loro, rischiando di ostacolare la realizzazione di uno sviluppo sostenibile e quindi di lasciare alle generazioni future una situazione peggiore dell’attuale, anche in termini di instabilità del sistema finanziario.

L’economia circolare non è quindi solo “ tutela dell’ambiente”, ma anche garante di maggiore produttività per quelle aziende che hanno fatto dello sviluppo sostenibile un proprio principio cardine, comprendendo che mettere in pratica azioni a favore della realizzazione dei 17 Sustainable Development Goals (SDGs), significa anche mettere in sinergia lo sviluppo economico, il benessere sociale ed il ruolo attivo delle istituzioni. Il punto è indirizzarsi verso una nuova narrativa; infatti se la logica attuale della politiche dei governi in risposta ai cambiamenti climatici sono di tipo adattivo, basate sulla vulnerabilità e la resilienza, nonché su un approccio di tipo assistenzialista e di emergenza, questo tipo di approccio non permette di fare passi in avanti, è invece necessario adottare delle politiche che piuttosto si basino sulla: prevenzione, preparazione, promozione, protezione e trasformazione.

Le parole chiave ed i punti di comune accordo, individuati durante il Panel sulle sfide e opportunità per la transizione energetica giusta, che hanno visto intervenire esponenti del mondo delle politiche industriali e del mondo sindacale (Confindustria e CGIL), si possono riassumente in: partecipazione, coinvolgimento delle istituzioni, digitalizzazione, integrazione delle politiche e ripensamento delle politiche industriali che permettano di competere in un contesto volatile ed in continuo cambiamento. Il MISE – Ministero dello Sviluppo Economico, rappresentato dal Sottosegretario di Stato Alessandra Todde, a questo proposito, ha sottolineato come i driver tecnologici e l’eccellenza italiana per raggiungere la de carbonizzazione entro il 2020, siano alla base di una transizione giusta, ma serve comunque coraggio e formazione continua per le imprese ed i giovani imprenditori che decidono di sfruttare i principi alla base dell’economia circolare per le proprie aziende.

21/11/19 Roma – Sala Capranichetta

Per ulteriori approfondimenti :

https://www.iai.it/it/eventi/green-new-deal-una-transizione-equa-e-giusta

https://www.iai.it/sites/default/files/wwf_191121.pdf

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