IPCC 2019: la stretta relazione tra cambiamento climatico e territorio

Le ripercussioni dei cambiamenti climatici sull’agricoltura e l’insicurezza alimentare

A seguito della conferenza tenutasi a Ginevra lo scorso 8 agosto 2019, è stato diffuso il rapporto dell’Ipcc- Intergovernmental Panel on Climate Change,  del comitato scientifico dell’Onu mette in relazione il cambiamento climatico con le ripercussioni che questo ha sul territorio, ed in particolar modo sulla produzione agricola, l’approvvigionamento alimentare della popolazione mondiale, in particolare delle popolazioni più povere dell’Africa e dell’Asia.

Il rapporto “Cambiamento climatico e territorio”  individua il riscaldamento globale causato dall’uomo come la causa delle guerre, carestie, desertificazioni  e conseguentemente le migrazioni climatiche, e non più soltanto economiche, che avverranno nel prossimo futuro, sia all’interno dei confini geografici che all’esterno.

La terra costituisce l’elemento principale per il sostentamento dell’uomo ed in questo senso la superfice terreste è per il 70% utilizzata dall’uomo per la produzione di alimenti, mangimi, fibre, legno ed energia. Motivo per cui una gestione sostenibile del territorio può contribuire a ridurre l’impatto negativo che l’uomo produce sugli ecosistemi.

Dati a livello mondiale di FAOSTAT che prendono in considerazione il periodo a partire dagli anni ’60 del ‘900 dimostrano che la crescita della popolazione mondiale ha portato ad un aumento pro capite del 30% nel consumo di cibi, in particolare della carne, mangimi, fibre, energia e legname e di conseguenza ad un sempre maggior uso di terra ed acqua dolce. Ai bisogni della popolazione mondiale in aumento ha saputo rispondere efficacemente l’agricoltura e la silvicoltura, allo stesso tempo contribuendo tuttavia all’aumento dei gas serra ed alla perdita degli ecosistemi naturali e della biodiversità. Di fatto, l’espansione agricola, la silvicoltura e altri utilizzi della terra da parte dell’uomo rappresentano il 23% del totale netto delle emissioni di gas serra prodotte dall’uomo.

GHG emissions

Già nel 2018, il comitato scientifico aveva affrontato questi argomenti in altro un report, constatando che, se ignorata la necessità di ridurre immediatamente l’emissione di gas serra, nel 2030 il riscaldamento globale avrebbe potuto superare gli +1,5 gradi rispetto ai livelli pre-industriali. Ciò non toglie che lo stesso raggiungimento degli 1,5 gradi dai livelli pre-industriali non rappresenta in ogni caso una via di salvezza, dal momento che già al raggiungimento di questa temperatura il rischio di siccità, incendi, carestie, scioglimento dei ghiacciai, ecc. è decisamente elevato. Tali rischi chiaramente diventerebbero ancora più imprevedibili al superamento dei 2 gradi.

Nel corso del periodo 1961-2013, la superficie annuale delle zone aride in situazione di siccità è aumentata, in media di poco più dell’1% per anno. Nel 2015, circa 500 milioni di persone vivevano in aree che tra gli anni ’80 e gli anni 2000 hanno subito il processo di desertificazione. In questo senso, le campagne sudafricane sono tra le zone più colpite dai cambiamenti climatici e di conseguenza dalla siccità. Un esempio calzante è Città del Capo, che nel 2017 ha dichiarato lo stato di emergenza in previsione del cosiddetto Day Zero(“giorno zero”), giorno “X” in cui dai rubinetti non sarebbe più uscita acqua. Nonostante il pericolo sia stato allora scampato grazie ad un piano amministrativo di gestione dell’acqua “ad hoc”, che ha previsto drastiche riduzioni dei consumi da parte della popolazione, ciò non preclude che tale allarme si ripresenti in un futuro non troppo lontano.

Il surriscaldamento globale incide fortemente sulla sicurezza alimentare, in molte regioni a bassa latitudine gli eventi climatici estremi, come le forti piogge, hanno causato ad esempio il declino delle coltivazioni di mais e grano, mentre in regioni ad alta latitudine sono aumentate le rese di mais, frumento e barbabietole da zucchero. La stabilità dell’approvvigionamento alimentare rischia di diminuire man mano che aumenta la frequenza degli eventi meteorologici estremi che finiscono per perturbare le catene alimentari. Inoltre, l’aumento dei livelli atmosferici di CO2 diminuisce la qualità nutrizionale delle colture e coincide con un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, aumentando così l’insicurezza alimentare, in particolare delle fasce di popolazione mondiale residenti nelle zone più aride del pianeta.

Secondo gli scienziati del comitato, le risposte da mettere in atto devono innanzitutto essere stabilite in base alle condizioni socioeconomiche locali e risiedono innanzitutto in una buona gestione del suolo e dell’agricoltura, in quanto elemento cardine per mitigare il problema. Le piante infatti sono preziose per l’immagazzinamento della CO2, riducendo così le emissioni totali che surriscaldano il pianeta.

Ulteriori buone pratiche da perseguire nel breve e lungo periodo, per ridurre le emissioni di gas serra sono: la riduzione degli sprechi alimentari – attualmente il 25-30% del cibo totale prodotto viene infatti perso o sprecato, contribuendo all’8 al 10% al totale delle emissioni di gas serra prodotti dall’uomo – la gestione sostenibile delle foreste e la riduzione della loro deforestazione, la conservazione degli ecosistemi, quali paludi, foreste, poiché in grado di temperare gli effetti del surriscaldamento climatico, la diversificazione del sistema alimentare ed in particolare un cambio nelle abitudini di consumo della popolazione mondiale, attraverso il perseguimento di diete equilibrate con alimenti a base vegetale come i cereali grezzi, i legumi, la frutta e la verdura, i semi e gli alimenti di origine animale prodotti in modo, contribuirebbe infatti a diminuire le emissioni di oltre tre miliardi di tonnellate l’anno di CO2.

Per ulteriori approfondimenti consultare:

  • Il rapporto ufficiale “An IPCC Special Report on climate change, desertification, land degradation, sustainable land management, food security, and greenhouse gas fluxes in terrestrial ecosystems” https://www.ipcc.ch/report/srccl/
  • Altre fonti consultate: Il Sole 24 Ore, Internazionale

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