Agripreneurs: l’agricoltura in Ghana tra limiti e cambiamento

In Ghana, essere un contadino o avere il desiderio di esserlo è stato, fino ad ora, un motivo di vergogna, scrive il New York Times.
Questo perché le metodologie agricole, ancora incentrate su metodi arretrati, facevano sì che si pensasse all’agricoltura come ad un settore adatto a chi non aveva studiato e che non aveva grandi ambizioni professionali.

Negli ultimi anni però, persone come Vozbeth Kofi Azumah, dopo aver studiato al college, si sono avvicinate a questo settore, cercando di professionalizzarlo.

Attraverso l’applicazione di approcci scientifici e l’utilizzo di app di data-crunching, gli studenti che iniziano ad interessarsi all’agricoltura, stanno cercando di aumentare le rese per dimostrare che può essere un settore redditizio e altamente professionale.

Azumah si è appassionato all’allevamento di una specie che rappresenta una prelibatezza per il suo paese: le lumache giganti.

Quando ha detto a sua madre che voleva provare a far crescere questi animali in cattività, lei, dopo aver fatto sacrifici per farlo studiare, ha pianto. Voleva che indossasse ogni giorno una giacca ed una cravatta e che si emancipasse rispetto alla sua famiglia.

Ma lui ha deciso di continuare per dimostrarle che la sua era una grande idea: ha cominciato da 500 lumache autoctone raccolte durante la stagione delle piogge ed oggi ha instituito, nel piccolo appezzamento di terreno davanti casa, il “West African Snail Masters”, un’incubatrice di lumache.

Adesso conduce workshop online in cui spiega come poter allevare le lumache per risolvere il problema della povertà e dell’insicurezza alimentare in modo nuovo e fuori dagli schemi.

Adesso non si vergogna più del suo sogno, ma si definisce con fierezza un “imprenditore agricolo”.

Nonostante il grande impegno ed entusiasmo, però, i nuovi agricoltori si scontrano con le condizioni impegnative proprie del territorio: reti di distribuzione arretrate, strade dissestate e rifornimenti idrici non sviluppati, rendono difficoltosa la messa in atto di strategie che puntino all’innovazione.

Le speranze, però, sono di uno sviluppo del paese proprio in questo senso: il Governo ghanese, infatti, sta mettendo in atto una politica indirizzata all’aumento delle capacità agricole del paese per sfruttare quel 65% di terreni incolti che posseggono un grandissimo potenziale di coltivazione. Insieme a questo, il peso economico delle importazioni alimentari, pari a 35 milioni di dollari l’anno, ha reso, dal 2017, lo sviluppo agricolo una priorità per il presidente Nana Akufo-Addo.

Emmanuel Ansah-Amprofi, qualche anno fa, rendendosi conto che la cipolla che stava mangiando era stata importata dall’Olanda, ha deciso di cambiare le cose.

Due anni dopo, nel 2016, ha fondato un’azienda agricola che produce frutta e verdura e ha partecipato alla fondazione di Trotro Tractor, un’applicazione che permette ai contadini di affittare trattori in condivisione con altri.

L’obiettivo è anche quello di riportare i giovani, che sempre più si spostano verso la città, in fattoria: oggi, nonostante il 60% della popolazione africana abbia 24 anni, l’età media degli agricoltori è di 60 anni, secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. Senza un intervento del governo, si corre il rischio che non ci siano più persone formate quando gli attuali agricoltori non saranno più in grado di lavorare.

Per questo, oltre 2.700 funzionari agricoli sono stati impegnati nell’educazione degli agricoltori, soprattutto rispetto alle metodologie per affrontare i cambiamenti climatici.

Inoltre, il governo ha distribuito 9,3 milioni di piantine gratuitamente a 106 comuni con l’obiettivo di diversificare le colture ed ha istituito, nel 2018, il progetto “One Village, One Dam” che costruirà in un anno 570 dighe di irrigazione in tutto il paese.

Per fronteggiare lo stigma sociale legato all’agricoltura, invece, sono stati prodotti dei reality show televisivi sull’agricoltura ed una canzone pop in cui si vedono cantanti cantare a bordo di trattori.

Fonte: New York Times

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